Perché gli abiti usati costano più di quelli nuovi: la spiegazione

Si parla tanto di second hand e della sua importanza soprattutto oggi, ma vi siete mai chiesti perché gli abiti usati a volte costano di più di quelli nuovi?

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Bancarella dell’usato (Canva) GRAZIA MAGAZINE.IT

Una volta si parlava di vestiti vintage perché usare l’aggettivo “usati” era davvero dispregiativo, oggi il second hand viene molto più apprezzato e soprattutto visto di buon occhio. Si trovano capi di buona qualità e ottima fattura, ci si può vestire comunque alla moda e soprattutto si recuperano materiali destinati ad aumentare le montagne di abiti che non si riescono a smaltire.

Gli abiti usati, insomma, stanno vivendo la loro stagione di rinascita – in tutti i sensi – e sono visti molto più di buon occhio rispetto alle catene di fast fashion. Del resto il mondo della moda è uno di quelli che impatta maggiormente sull’ambiente e sul suo inquinamento. Alcuni dati su tutti rendono chiara la situazione: ogni anno l’industria tessile è responsabile da sola del 20% dell’inquinamento globale delle acque e, inoltre, il 10% delle emissioni totali di Co2 sono legate a questo settore. Con il second hand si prova quindi, non solo a dare a nuova vita ad abiti in buone se non ottime condizioni, ma anche a limitare i danni provocati dall’industria della moda.

Chi pensa però che second hand voglia per forza di cose dire risparmio si sbaglia di grosso, sempre più spesso oggi gli abiti usati costano di più di quelli nuovi, ma perché? La risposta è da ricercarsi in diversi motivi e in parte l’abbiamo già anticipata.

Second hand sì ma non cheap, gli abiti usati non sono a buon mercato

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Cartellino 100% cotone riciclato (Canva) GRAZIA MAGAZINE.IT

Il mercato del second hand – non soltanto per quanto riguarda l’abbigliamento – è in grande espansione ed è destinato a crescere nei prossimi anni. Nei soli Stati Uniti – stando agli ultimi dati di Women’s Wear Daily, rivista americana commerciale dell’industria della moda – il second hand è cresciuto e con esso sono cresciuti i prezzi variando da un +50% a un +300%, di conseguenza raggiungendo e superando anche il prezzo dei capi nuovi.

Un trend questo che non si vede solo negli Usa ma un po’ ovunque, anche qui da noi. I motivi di questi prezzi si ritrovano in diversi fattori: intanto si parla quasi sempre di abiti di marca che a prezzo pieno da cartellino di boutique possono arrivare a costare centinaia di euro.

Sono poi abiti di buona qualità, fatti di tessuti più o meno pregiati o comunque non di quei materiali che solitamente si trovano nelle catene fast fashion. E a proposito di queste, ricordiamoci che i prezzi così bassi da loro proposti spesso sono il risultato di un mercato del lavoro che si basa sullo sfruttamento, anche minorile, in quei Paesi dove la legislazione lo permette.

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Industria tessile (Canva) GRAZIA MAGAZINE.IT

Infine, parliamo di un fenomeno, quello del second hand, che è sempre più di moda ed è una legge del mercato per cui se la domanda aumenta, aumenta anche il prezzo. E del resto prima le camice vintage si potevano acquistare alle bancarelle del mercato, oggi invece ci sono negozi specializzati solo in questo, con tutte le spese che comporta mantenere un negozio.

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